Le opere di Annie Ernoux, premio Nobel 2022 per la letteratura “per il coraggio e l’acutezza clinica con cui svela le radici, gli allontanamenti e i vincoli collettivi della memoria personale“, si connotano per un originale intreccio di arte narrativa, sociologia ed etnografia, in cui il vissuto individuale diventa un potente strumento di indagine sociale, politica ed esistenziale.
Ne “La donna gelata“, pubblicato per la prima volta in Francia nel 1981 ed edito in Italia solo nel 2021 (Roma, L’Orma; le pagine qui indicate si riferiscono alla prima ristampa del 2022), le vicende della protagonista, che si mette a nudo in un monologo interiore retrospettivo senza filtri e senza infingimenti, sono un chiaro specchio di tale dimensione esplorativa e analitica. Come uno scandaglio implacabile, la scrittura punta verso il sé più intimo e profondo e verso l’involucro esterno che il sé contiene e inevitabilmente plasma, in un estenuante contrappunto di desideri, di ribellioni e di consapevoli, ma non per questo meno amare, scelte di adattamento e normalizzazione.
Come la scrittrice, la donna del romanzo vive gli anni della sua infanzia e della prima adolescenza in un piccolo centro della provincia francese. E’ una formazione dicotomica la sua, perennemente divisa tra modelli familiari anticonformistici e gli opposti stereotipi veicolati dall’educazione scolastica e dal contesto sociale.
Indirizzata da una madre “forza e tempesta” e da un’ampia schiera di altre donne della famiglia di analoga tempra, del tutto estranee al modello di “donne fragili e vaporose, fate dalle mani dolci, aliti leggiadri della casa che in silenzio fanno nascere l’ordine e la bellezza, donne senza voce, sottomesse” (come recita l’espressivo e diretto incipit), e da un papà altrettanto anomalo che cucina e sbriga le faccende domestiche, cresciuta in una casa perennemente e allegramente disordinata per le prioritarie incombenze del caffé-drogheria da gestire, la protagonista non comprende il linguaggio e i comportamenti dei coetanei, né a scuola né nelle interazioni amicali.
Cresce tra libri e bisogno d’indipendenza, mentre si diffondono le prime idee femministe che sembrano, a prima vista, fare breccia anche tra pochi giovani maschi “illuminati” come lo studente di scienze politiche di cui si innamora, mentre già la scelta di iscriversi alla facoltà di lettere (“a livello statistico una scelta tipicamente femminile“, p. 111) denota in lei una rinunciataria disposizione all’acquiescenza.
Così nel percorso della vita diventa sempre più “difficile tracciare il confine tra libertà e condizionamento” . Per entrambi, ma con evidenti diverse ripercussioni e autoconsapevolezza.
Il matrimonio e la nascita del primo figlio diventano, giorno dopo giorno, un apprendistato alla disparità che ella non aveva conosciuto nella famiglia d’origine: “trecentossessantacinque pasti moltiplicati per due, novecento volte la padella, la pentola sul fuoco, migliaia di uova da rompere, di fettine di carne da girare, di cartoni del latte da svuotare. Il lavoro naturale delle donne, tutte le donne. Avere una professione, come lui, presto, non mi salverà dal giogo dei pranzetti” (p. 170) ; “papà va al lavoro, mamma sbriga le faccende domestiche, culla il bebè e prepara una bella cenetta. E dire che ero certa che non mi avrebbe mai riguardata, quel ritornello della prima elementare” (p. 155).
Mentre il giovane studente, divenuto impiegato amministrativo, si adagia con naturalezza nel nuovo ruolo di capo-famiglia ritagliandosi spazi e tempi per il riposo, lo studio e lo svago, la giovane mamma viene progressivamente “risucchiata” nell’ingranaggio familiare, con la sgradevole “sensazione di rincorrere un’uguaglianza che (…) sfugge sempre” (p. 172) e comprende fino in fondo una realtà che appare senza scampo: “L’idea che tra i ragazzi e me ci fosse una disuguaglianza, un altro tipo di differenza rispetto a quella fisica, mi era in fondo sconosciuta perché non l’avevo mai vissuta. E’ stata una catastrofe.” (p.85).
Con una prosa dal ritmo avvolgente e dal lessico preciso e tagliente, a volte, come la lama di un coltello, Ernoux delinea la progressiva resa che consegna la protagonista alla morsa gelata di un tempo senza futuro.
Di Annie Ernoux segnaliamo ai lettori almeno altri due testi: Gli anni, un romanzo autobiografico che è anche una cronaca del nostro mondo dal dopoguerra ad oggi (2008) e Guarda le luci, amore mio, cronaca e diario di un dei riti collettivi più pervasivi della società contemporanea, la frequentazione del tempio del consumismo ovvero l’ipermercato o centro commerciale (2022).