27 gennaio – Il dovere della memoria

Mai come in questa difficile congiuntura internazionale il ricordo non è solo un dovere, ma una vera e propria necessità.

Proponiamo in primis una riflessione poetica di Wislawa Szymborska, che invita a considerare il mondo che viviamo come luogo di tutti, senza funeste contrapposizioni tra individui, popoli e Stati.

Tale è infatti la realtà di tutto ciò che esiste in natura, sia essa materia senziente, vegetale o minerale. L’universo vive di continue e inevitabili trasmigrazioni, di flussi energetici in libero movimento; solo l’uomo si ostina a erigere innaturali barriere, alimentando odio e violenza.

La poesia è un’ invocazione alla pace e alla fratellanza come dimensione naturale del vivere umano, non come eccezione: il titolo, non a caso, è  Salmo.

Oh, come sono permeabili le frontiere umane!/quante nuvole vi scorrono sopra impunemente,/
quanta sabbia del deserto passa da un paese all’altro,/quanti ciottoli di montagna rotolano su terre altrui/con provocanti saltelli!

Devo menzionare qui uno a uno gli uccelli che trasvolano/che si posano sulla sbarra abbassata?/Foss’anche un passero-la sua coda è già all’estero,/benché il becco sia ancora in patria. /E per giunta, quanto si agita!

Tra gli innumerevoli insetti mi limiterò alla formica,/che tra la scarpa sinistra e la destra del doganiere/non si sente tenuta a rispondere alle domande “ Da dove? ” e “ Dove? ”

Oh, afferrare con un solo sguardo tutta questa confusione,/su tutti i continenti!/Non è forse il ligustro che dalla sponda opposta/contrabbanda attraverso il fiume la sua centomillesima foglia?/
E chi se non la piovra, con le lunghe braccia sfrontate,/viola i sacri limiti delle acque territoriali?

Come si può parlare di un qualche ordine,/se non è nemmeno possibile scostare le stelle
e sapere per chi brilla ciascuna?/E poi questo riprovevole diffondersi della nebbia!/E la polvere che si posa su tutta la steppa,/come se non fosse affatto divisa a metà!/E il risuonare delle voci sulle servizievoli onde dell’aria:/quei pigolii seducenti e gorgoglii allusivi!

Solo ciò che è umano può essere davvero straniero./Il resto è bosco misto, lavorio di talpa e vento.

Wislawa Szymborska, La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009), Gli Adelphi, 2009

A questi suggestivi versi aggiungiamo un video di Moni Ovadia che propone di cambiare il nome di questa giornata commemorativa in “giorno delle memorie”, al plurale, per ricordare tutti gli eventi tragici della storia, non solo novecentesca, di discriminazione, segregazione e persecuzione:

Concludiamo con le parole di Primo Levi che nell’introduzione  a Se questo è un uomo ammonisce a tenere alta la guardia verso la tendenza a considerare nemico tutto ciò che è straniero ai nostri occhi. Una tendenza a cui nessuno di noi è immune, che la memoria dei lager può  contrastare prima che diventi “sistema”:

A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che «ogni straniero è nemico». Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager’.

BIBLIOGRAFIA TEMATICA

Johann Capoutot, Gli irresponsabili. Chi ha portato Hitler al potere?, Einaudi, 2025: l’autore, noto studioso del nazismo, insegna Storia contemporanea alla Sorbonne Nouvelle. Il libro, frutto di ricerche su diari, discorsi e testimonianze, esamina la crisi della Repubblica di Weimar, dove le classi dominanti strinsero alleanza con l’estrema destra per mantenere i propri privilegi.

Heinrich Mann, L’odio. Come il nazismo ha depredato l’intelligenza, L’orma, 2024:  appassionata difesa della ragione contro le menzogne alla base del nazionalismo. L’autore è il   fratello di Thomas Mann; il testo, scritto nel 1933, è stato ripubblicato in edizione integrale nel 2024.

Carlo Greppi, La scarpa di Lorenzo. Storia dell’uomo che salvò Primo Levi, Rizzoli, 2025: la storia di un’amicizia nata nel lager di Auschwitz tra il più noto testimone della Shoah e un oscuro muratore che aiutò Levi a sopravvivere cedendogli quotidianamente una parte della sua zuppa. Il libro è arricchito da illustrazioni.

Benn e Ann Brashares, I ragazzi del tempo, Rizzoli, 2026:  in uno scenario fantastico ma inquietante in cui la Germania ha vinto la Seconda Guerra Mondiale, sono tre ragazzi americani a dover correggere questo errore della storia.

Romina Casagrande, Verrò da te con ali di carta. Storia di Primo Levi nei ritagli di memoria, De Agostini, 2025: la storia dell’amicizia, nata durante la giovinezza, tra Primo Levi e Bianca Guidetti Serra e della loro diversa resistenza, nel lager e nella lotta partigiana, affidata a parole scritte su precari biglietti.

Alessandro Q. Ferrari, Carlo Angela e il segreto dei matti, De Agostini, 2024: la storia del prof. Carlo Angela, padre del noto divulgatore scientifico Piero, che durante la guerra fu direttore della Casa di Cura per malattie nervose e mentali a San Maurizio Canavese, a pochi chilometri da Torino  e salvò ebrei, partigiani e dissidenti  accogliendoli come “matti”, con diagnosi falsificate, nella sua clinica.

Jella lepman, Un ponte di libri, Sinnos, 2024 (la prima edizione è del 1964):l’autobiografia di una straordinaria donna ebrea, nata a Stoccarda ed emigrata in Inghilterra nel 1936 per sfuggire alle lezzi razziali. Rientrata in Germania dopo la fine della guerra, si adoperò per raccogliere libri provenienti da tutte le parti del mondo da destinare ai bambini tedeschi, dato che tutta la letteratura per l’infanzia era stata tolta dalla circolazione nel periodo nazista. Da una prima mostra internazionale del libro nel 1946 a Monaco arriverà alla fondazione della più grande Biblioteca per ragazzi del mondo, la Jugendbibliothek di Monaco e darà vita a IBBY – International Board on Books for Young People – perché si vigili e si progetti sulla educazione alla lettura e sulla diffusione di libri di qualità per l’infanzia, convinta che in un mondo “sottosopra”  «saranno i bambini ad indicare agli adulti la via da percorrere […]. Se la guerra è veramente finita, se è lecito credere ad una pacifica convivenza dei popoli, allora questi libri saranno i primi messaggeri di pace».

Fabio Stassi, Bebelplatz. La notte dei libri bruciati, Sellerio, 2024: Stassi ricostruisce la storia della distruzione dei libri che parte addirittura dal 1350 a. C. in Egitto e prosegue fino ai tempi nostri, soffermando  la sua attenzione su cinque libri italiani messi all’indice dai nazisti e sui loro autori Pietro Aretino, Giuseppe Antonio Borgese, Emilio Salgari, Ignazio Silone e Maria Volpi, evidentemente coniderati pericolosi dal regime. Ma perché? La conclusione di Stassi è che l’arte del romanzo è incompatibile con l’universo totalitario perché portatrice di un mondo ambiguo, pieno di domande, piuttosto che di certezze da imporre.