I consigli di lettura della biblioteca: Jan Mc Ewann, Quello che possiamo sapere

In un futuro prossimo venturo, nel 2119, il mondo come ora lo conosciamo è stato sconvolto da eventi climatici estremi, causati da conflitti bellici in parte combattuti con armi convenzionali, in parte con missili nucleari, e dalla mancata attuazione di interventi correttivi al costante innalzamento della temperatura globale.

Nel 2042 un missile scagliato dalla Russia contro basi militari statunitensi del New Mexico cadde per errore a distanza di quattromila miglia dall’obiettivo, in pieno oceano Atlantico, provocando un’esplosione che scaraventò onde alte settanta metri verso l’ Europa, l’Africa occidentale e il Nordamerica. Molte grandi città vennero sommerse e la Gran Bretagna divenne un arcipelago. I sopravvissuti di quegli ultimi, catastrofici decenni del ventunesimo secolo definirono questi eventi “Il Grande Disastro”: ne seguirono cinquant’anni  di declino demografico, economico e culturale, con il ritorno a mercati e comunità locali autosufficienti, la dislocazione sulle alture e sui monti delle banche, musei, biblioteche e istituzioni scientifiche non distrutte dall’inondazione e una drastica riduzione della biodiversità nelle specie animali, vegetali e  umana, divenuta ovunque di colore marroncino dorato per la rimescolanza razziale resasi necessaria alla sopravvivenza, nonostante le enormi difficoltà negli spostamenti.

In questo nuovo scenario, per nulla implausibile, il ricercatore di letteratura Thomas Metcalfe della University of the South Downs è alle prese con un rompicapo all’apparenza insolubile. Sta studiando un componimento poetico di un  poeta celebre la cui opera si colloca tra gli ultimi decenni del ventesimo secolo e il 2017, un componimento di cui però non esiste un testo tramandato. Nonostante l’enorme mole di documentazione digitale disponibile sull’epoca, sull’autore, sulle sue altre opere e sugli studi critici contemporanei e successivi, non si riesce a risalire al testo originario che nessuno ha mai avuto la possibilità di conoscere, eccetto la moglie e una ristretta cerchia di amici:  il poeta ne aveva infatti realizzata nel 2014 una sola copia per il cinquantaquattresimo compleanno della moglie Vivien, a cui il poemetto era dedicato e alla quale lo recitò alla cena di festeggiamento, in presenza degli invitati.  Una sola copia che non è però presente in nessun archivio conservato, né digitale né cartaceo.

Thomas è affascinato dal componimento, una “corona” di quindici sonetti unanimemente celebrato come un capolavoro di tecnica e ispirazione poetica, e ossessionato dal desiderio di rintracciare quell’unica copia scomparsa. Non si capacita di come sia potuto sparire nel nulla e dunque interroga compulsivamente i diari della moglie del poeta, le mail conservate negli archivi, tutto ciò che potrebbe contenere qualche indicazione utile per il suo ritrovamento. La sua ricerca, che si intreccia con la ricostruzione della vivacità intellettuale del passato  e il confronto con la decadenza del suo tempo, si scontra con i limiti invalicabili dell’interpretazione: pur in presenza di una quantità immensa di dati intorno all’opera, l’impossibilità di accedere al testo ne impedisce, inesorabilmente, una reale comprensione. Sono possibili solo congetture, ipotesi più o meno plausibili: “quello che possiamo sapere” di un passato stratificato nei detriti paludosi dei dati giunti fino a noi, un ammasso di informazioni il cui senso affonda nel mistero. E che un imprevedibile finale, al termine di un’appassionante “caccia al tesoro”,  restituirà  a una dolorosa e inconfessabile verità umana, tutta da scoprire.

Un libro denso, a due velocità, da quella lenta della ricerca e dell’indagine paziente che domina la prima parte a quella rapida  e pulsante della seconda, in cui la scrittura si fa corpo vivo del passato. Un passato  che riemerge, con la potenza di una deflagrazione, col suo carico sorprendentemente intatto di emozioni, desideri, rimpianti, rinunce e rimorsi e che si accampa sulla pagina con la bruciante intensità della sua sconvolgente rivelazione.

Ian Mc Ewann, Quello che possiamo sapere, Einaudi, Torino, 2025