Il 27 gennaio del 1945 le truppe russe liberavano i prigionieri del lager di Auschwitz: di lì a poco la guerra sarebbe finita, sancendo la fine della deportazione e dell’annientamento di milioni di ebrei.

Perché resti viva la memoria di quella disumana tragedia, tale data è stata scelta dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per la “Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime della Shoah”, istituita il 1° novembre 2005 con la Risoluzione 60/7.
Tanti sono ogni anno i testi, i film e i programmi televisivi dedicati al ricordo, alla riflessione e alla testimonianza.
Ne segnaliamo qui alcuni all’attenzione dei lettori:
Su Rai Scuola (canale 57) alle ore 20 sarà trasmesso il film “Edit“, realizzato con gli alunni del Liceo Coreutico Statale Tito Livio di Milano, che racconta la storia di una giovane deportata ungherese che l’amore per la danza salvò dall’orrore del ghetto e rese protagonista di uno straordinario gesto di coraggio:
“Volevo scrivere un film che dimostrasse, attraverso una storia vera, che l’arte può vincere il male e che l’uomo, quando è guidato dalla passione, è in grado di sconfiggere anche il nemico più grande” (Emanuele Turelli, sceneggiatore).
Rai Scuola ha realizzato anche un documentario dal titolo “La Musica Libera. Storie di note, prigionia, orrori e speranze” in cui si raccontano le storie di grandi musicisti internati e di alcuni strumenti musicali ritrovati nei campi di concentramento e si possono ascoltare toccanti testimonianze di deportati sopravvissuti:
Su Rai 1 alle ore 20.30 Fabio Fazio conduce lo speciale Binario 21, con la partecipazione della senatrice Liliana Segre.
Tra i libri, segnaliamo Se Auschwitz è nulla. Contro il negazionismo (edito nel 2012 e ripubblicato in una nuova edizione ampliata nel 2022), in cui La filosofa Donatella Di Cesare ci ammonisce contro i rischi sempre incombenti della rimozione della verità storica.
Una ricca e aggiornata bibliografia, inoltre, è consultabile al link che segue:
https://www.illibraio.it/news/varia/giorno-della-memoria-2023-libri-1430570/
Il Ministero dell’Istruzione, infine, ha curato una raccolta di poesie e pensieri, molti dei quali scritti da prigionieri anche giovanissimi, dedicati al ricordo della Shoah, che è possibile scaricare a questo link:
https://www.istruzione.it/allegati/2015/Pubblicazione_Shoah.pdf
Da questa raccolta citiamo questa bella poesia di Wislawa Szymborska:
Ogni caso
Poteva accadere.
Doveva accadere.
E’ accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
E’ accaduto non a te.
Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.
Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.
In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.
Dunque ci sei? Dritto dall’animo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì? Non c’è fine al mio
stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.
Wisława Szymborska
( da “Vista con granello di sabbia“)
Per Szymborska, come per Primo Levi, tra i “sommersi” e i “salvati” c’è solo il caso, l’occasione fortuita, la fortuna.
Ma perché la nostra dignità di esseri umani non sia mai più affidata ad essi nè più sia consapevolmente calpestata occorre mantenere vigile il ricordo, anche se disturba; ed è ancora Levi a farsene carico, con la sofferenza che ne segnò fino alla tragica conclusione la vita di sopravvissuto, colpevole appunto d’essersi salvato per caso:
“Erano cento
Erano cento uomini in arme.
Quando il sole sorse nel cielo,
tutti fecero un passo avanti.
Ore passarono, senza suono:
le loro palpebre non battevano.
Quando suonarono le campane,
tutti mossero un passo avanti.
Così passò il giorno e fu sera,
ma quando fiorì in cielo la prima stella,
tutti insieme fecero un passo avanti.
“Indietro, via di qui, fantasmi immondi
ritornate alla vostra vecchia notte”:
ma nessuno rispose, e invece.
tutti in cerchio, fecero un passo avanti.”
Primo Levi (incipit di “Vizio di forma”)
Noi tutti, oggi e non solo oggi, siamo chiamati a fare un passo avanti in più, perché la strada per sconfiggere l’oppressione dell’uomo sull’uomo è ancora lunga e la memoria labile.
P.S. Segnaliamo anche lo spettacolo teatrale in scena stasera al Florian Espace di Pescara alle ore 20:45, intitolato Le farfalle non vivono nel ghetto :
