Vivien Lamarque vince il Premio Strega Poesia 2023 con questa delicata ma incisiva raccolta di poesie, in cui il sentimento d’ amore è vivificato dalle varie sfumature che la vita “da vecchia” regala, come un privilegio tutto da godere prima del silenzio definitivo.
Con una scrittura poetica dalle movenze agili e leggere, Lamarque intreccia elementi autobiografici e retrospettivi, scandaglia il presente e quotidiano più minuto, aguzza lo sguardo, con curiosità più che con paura, verso il suo domani che declina. Molti gli interrogativi che si aprono sulla pagina, in versi brevi, quasi aforismatici, innescando improvvise vertigini di senso su giochi lessicali e slittamenti fonici o su fulminei e spiazzanti enjambements:
Sarà per l’età la stagione / però com’è strano com’ è / possibile, come, innamorarsi / di un nome? / di un nome? / di un nome. / Ma sotto c’è lui? / Un poco, una piuma leggera / metà, c’è il più / manca il ma. / Sapeste che bello il suo / nome che gioia un accento / e ogni tanto anche un wapp / con dentro metà di un paterno / sorriso, oggi un sorr / domani un iso / il paradiso.
Guarda, sui prati fioriti / sta per posarsi dell’ oro. / Ai fiori ieri l’ avevano detto: / Pronti che domani arrivano loro? / C’è attesa, si spiano i cieli: / sui prati – stanno per posarsi le api.
Filo conduttore di queste ondivaghe, seppure accuratamente divise in sezioni, divagazioni è l’amore: gli amori passati, quelli solo possibili, quelli non corrisposti, quelli dimenticati, quelli sperati, quelli familiari; e l’ amore per gli elementi della natura, vegetali o animali, tutti nominati con pascoliana precisione nomenclatoria e con la consapevolezza sabiana del dolore che ci accomuna, ma puntando il dito sulle colpevoli responsabilità umane:
Per copiare Saba – / anche lei un giorno ha parlato a una capra. / Non so se era sazia d’erba / e non era bagnata dalla pioggia / ma sola, oh sola sì. / Era completamente sola sul prato / ed era legata. / Ed anche lei aveva un viso semita. / Ma allora resterà per sempre uguale / il male della vita?
Come un Covid / nuociamo al mondo. / E ai fili d’ erba. / Dove noi passiamo / trema il prato / a nome / di tutto / il creato.
Oh di nuovo. / Un Paese in dolore / tanti Paesi in dolore / tutti sono in dolore. / Solo i fiori oggi sono in fiore.
Ci sono Pascoli e Saba (con il quale la poetessa condivide l’ esperienza traumatica della doppia madre, quella biologica e quella affettiva, nel suo caso la madre adottiva) nelle allusioni esplicite o solo allusive della poesia di Lamarque, ma anche Orazio, Virgilio, Ariosto, Leopardi, Dickinson, Magrelli e ancora Penna e Caproni e Gozzano (che come lei scrive sul crinale tra vita e morte e che offre un modello di linguaggio volutamente dimesso, a volte sciatto ma non banale, con rime dall’effetto deflagrante): echi e rimandi che delineano un’appartenenza e una predilezione per un territorio antico e insieme nuovo da esplorare, nell’ ossessione di non perdere nemmeno un attimo, di fissare sulla carta, dando ad esso un nome e un ordine, ogni momento della vita con “affilata matita”: dunque con solo apparente facilità comunicativa, come rivela anche il dichiarato amore per la stenografia:
Da minime cose è attratta / specie quelle della prima mattina / la finestra col basilico e la limoncina / il gatto di marmo che dal davanzale / la guarda in cucina, mettere il disordine / in ordine alfabetico e in rima, (…) / Ah dimenticavo: tenere sempre appuntita / la rima vita/ matita.
(…) Con polso fermo ostinato / con carta- ricalco e affilata matita / il ricalco lei tenta della fuggevole vita.
Attenzione, confessione, ha un amore segreto: / ama Gabelsbereger-Noe, la stenografia, / l’eleganza dei segni / la segretezza del codice per diari segreti / e segrete poesie, (…) / Le sembra poesia / la stenografia.
Con i suoi rapidi versi musicali e aggraziati, lievi e insieme profondi, Lamarque esprime il suo amore per la fugacità della vita e il suo perenne mistero: la poesia tiene il conto o almeno ci prova, in questo viaggio di tutti, di cui ci è stato pagato in anticipo il biglietto da chi ci ha preceduto ma i cui dettagli si rivelano – in parte – solo quando stiamo giungendo alla fine del percorso:
Se sul treno ti siedi / al contrario, con la testa / girata di là, vedi meno / la vita che viene, vedi meglio / la vita che va.
Vivien Lamarque, L’ amore da vecchia, Milano, Mondadori, 2022