{"id":557,"date":"2024-01-26T08:39:44","date_gmt":"2024-01-26T07:39:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/?p=557"},"modified":"2024-01-29T09:32:32","modified_gmt":"2024-01-29T08:32:32","slug":"27-gennaio-2024-giornata-della-memoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/27-gennaio-2024-giornata-della-memoria\/","title":{"rendered":"27 GENNAIO 2024 &#8211; GIORNATA DELLA MEMORIA"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center has-ast-global-color-1-color has-cyan-bluish-gray-background-color has-text-color has-background\"><strong>RILEGGENDO PRIMO LEVI:\u00a0 LA SHOAH, IL LAGER, LA VERGOGNA DEL MONDO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-ast-global-color-0-color has-text-color\"><strong><em>Il tramonto di Fossoli<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-ast-global-color-0-color has-text-color\">Io so cosa vuol dire non tornare. \/ A traverso il filo spinato \/ Ho visto il sole scendere e morire; \/ Ho sentito lacerarmi la carne \/ Le parole del vecchio poeta: \/ \u201cPossono i soli cadere e tornare: \/ A noi, quando la breve luce \u00e8 spenta, \/ Una notte infinita \u00e8 da dormire\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-ast-global-color-0-color has-text-color\">7 febbraio 1946<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-ast-global-color-0-color has-text-color\"><strong><em>Il superstite<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-ast-global-color-0-color has-text-color\"> <em>Since then, at un uncertain hour<\/em>, \/ Dopo di allora, ad ora incerta , \/ Quella pena ritorna, \/ E se non trova chi lo ascolti \/ Gli brucia in petto il cuore. \/ Rivede i visi dei suoi compagni \/ Lividi nella prima luce, \/ Grigi di polvere di cemento, \/ Indistinti per nebbia, \/ Tinti di morte nei sonni inquieti: \/ A notte menano le mascelle \/ Sotto la mora greve dei sogni \/ Masticando una rapa che non c\u2019\u00e8. \/ \u201cIndietro, via di qui, gente sommersa, \/ Andate. Non ho soppiantato nessuno, \/ Non ho usurpato il pane di nessuno, \/ Nessuno \u00e8 morto in vece mia. Nessuno.\/ Ritornate alla vostra nebbia. \/ Non \u00e8 colpa mia se vivo e respiro \/ E mangio e bevo e dormo e vesto panni.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-ast-global-color-0-color has-text-color\">4 febbraio 1984<\/p>\n\n\n\n<p>In queste due poesie tratte da <strong><em>Ad ora incerta <\/em><\/strong>(1984) <strong>Primo Levi<\/strong>, testimone esemplare della Shoah, esprime un duplice dramma: il dramma di chi, come lui, ha vissuto l\u2019esperienza degradante del Lager e il tormento degli insopportabili sensi di colpa che funestarono il suo ritorno alla vita e alla libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Levi pot\u00e9 salvarsi dalla morte nel campo di concentramento perch\u00e9 le sue competenze di chimico gli garantirono condizioni materiali migliori; scampato ad Auschwitz, non pot\u00e9 sopravvivere a se stesso, schiacciato dalla vergogna di un \u201cprivilegio\u201d immeritato, e si uccise nel 1987 dopo aver affidato al libro <strong><em>I sommersi e i salvati<\/em><\/strong>&nbsp; il suo &nbsp;testamento spirituale.<\/p>\n\n\n\n<p>La lucida analisi che si legge in queste pagine resta un caposaldo ineludibile per chi voglia celebrare la giornata della memoria evitando il rischio sempre incombente della retorica e&nbsp; della semplificazione&nbsp; manichea, di comodo, che contrappone &nbsp;\u201cbuoni\u201d e &nbsp;\u201ccattivi\u201d nel teatro della storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Lager, ci insegna Levi, alberga in ognuno di noi. Persecutori e vittime furono allora, e potranno essere sempre, persone comuni, \u201cbanali\u201d, n\u00e9 demoni n\u00e9 angeli, al di fuori di ogni eccezionalit\u00e0. Uomini comuni con sentimenti comuni, senza altri aggettivi. &nbsp;E\u2019 questo che va, <em>in primis<\/em>, ricordato.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 <strong><em>\u201cla memoria umana \u00e8 uno strumento meraviglioso ma fallace\u201d<\/em><\/strong>, dice Levi. La insidia il tempo, la tendenza a sclerotizzare gli eventi in stereotipi e soprattutto a piegarli, nel ricordo,&nbsp; a nostro vantaggio.&nbsp; La insidia, anche, la rappresentazione che ci costruiamo degli attori che li vivono.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo proposito, nella prefazione al testo <strong>Tzvetan Todorov<\/strong> scrive: \u201c<strong><em>Se ci identifichiamo con le vittime innocenti, questo ci d\u00e0 il diritto di esigere riparazioni; se ci identifichiamo invece con eroi irreprensibili, questo ci permette di passare sotto silenzio i nostri misfatti. Basta cio\u00e8 cambiare luogo, etichetta, circostanze, e non vediamo pi\u00f9 nessun buon motivo per trarre dal passato lezioni che potrebbero applicarsi anche a noi<\/em><\/strong>\u201d. E ancora, a dimostrazione di questo assunto: <strong><em>\u201cI dirigenti israeliani non ignoravano niente, se ne pu\u00f2 essere certi, delle persecuzioni subite dagli ebrei durante la guerra; ci\u00f2 non ha impedito loro, in diversi momenti della storia recente, di perseguitare a loro volta i palestinesi che avevano il torto di trovarsi ancora su quella terra che aveva smesso di essere la loro\u201d<\/em><\/strong>; con i nefasti effetti cui, purtroppo, ancora oggi drammaticamente assistiamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Levi ci mette in guardia da un\u2019altra elaborazione del ricordo, pi\u00f9 sottile ma non meno pericolosa: quella di chi assolve se stesso ponendo l\u2019accento sulla pressione esercitata sull\u2019 individuo dal regime totalitario, che ne annienta le possibilit\u00e0 decisionali con la propaganda, l\u2019educazione, il terrore.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua lezione \u00e8 dunque meno scontata di quanto apparentemente sembri: <strong><em>\u201cE\u2019 avvenuto, quindi pu\u00f2 accadere di nuovo\u201d<\/em><\/strong>  implica la consapevolezza che tenere alta la guardia nelle distorsioni della memoria \u00e8 importante quanto e forse pi\u00f9 che ricordare \u2013 e celebrare &#8211; <em>tout court<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Implica la consapevolezza che ci sono atteggiamenti \u201ccomuni\u201d e \u201cbanali\u201d che possono perderci e precipitarci di nuovo nelle tenebre della ragione, in particolari contingenze della storia. Questi atteggiamenti sono, chiarisce <strong>Walter Barberis<\/strong> nella <strong>Postfazione<\/strong>, il conformismo, l\u2019acquiescenza deferente, zelante e acritica all\u2019autorit\u00e0, l\u2019egoismo di gruppo, l\u2019orgoglio identitario; &nbsp;sono, scrive Levi, il radicalismo, la<em> hybris<\/em>; l\u2019arroganza dogmatica, il bisogno di adulazione come quelli che connotavano l\u2019ebreo Rumkowski, divenuto nel 1940 decano del ghetto di Lodz&nbsp; &#8211; caduto poi &nbsp;in disgrazia per queste stesse sue peculiarit\u00e0 e a sua volta deportato &#8211; ed emblema di quella \u201czona grigia\u201d ove persecutori ed oppressi si sovrappongono in una singolare coincidenza; &nbsp;sono, ancora, l\u2019incredulit\u00e0, la rimozione, la ricerca di rassicuranti verit\u00e0 consolatorie.<\/p>\n\n\n\n<p>E ci\u00f2 che non si deve mai dimenticare di provare \u00e8 la \u201c<strong>vergogna<\/strong>\u201d nei confronti del dolore che l\u2019uomo pu\u00f2 infliggere all\u2019uomo e che allora venne inflitto, osserva Levi, &nbsp;non solo per raggiungere uno scopo, che per quanto moralmente abietto rappresenta pur sempre una motivazione \u201clogica\u201d e \u201crazionale\u201d &#8211; ovvero che la ragione pu\u00f2 afferrare, certo non giustificare &#8211;&nbsp; ma anche in modo totalmente gratuito e pertanto del tutto incomprensibile.&nbsp; Una sofferenza disumanizzante e fine a se stessa era la norma dei Lager e non pu\u00f2, non deve, cessare di suscitare \u201c<strong><em>la vergogna del mondo\u201d<\/em><\/strong>:&nbsp; quella vergogna che non prova solo chi preferisce non vedere, non ascoltare, non agire davanti all\u2019orrore, come &nbsp;fece &nbsp;nei dodici anni hitleriani la maggior parte dei tedeschi, rimasti inerti &nbsp;in una colpevole connivenza passiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Una vergogna, scrive Levi, che va coltivata come una difesa immunitaria, una sorta di vaccino che ci preservi dai possibili ritorni di Auschwitz nelle sue varie forme, che attivi la nostra pronta reazione dinanzi all\u2019infittirsi di foschi segni premonitori o, peggio, di evidente infezione. Una vergogna vigile e consapevolmente memore, dunque: la sola che&nbsp; possa difendere la nostra&nbsp; fragile umanit\u00e0, con i nostri \u201ccomuni\u201d limiti,&nbsp; da noi stessi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>Rosalaura Ballerini<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-ast-global-color-0-color has-cyan-bluish-gray-background-color has-text-color has-background\"><strong>BIBLIOGRAFIA TEMATICA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ed ora qualche suggerimento di lettura e di approfondimento, selezionati tra i contributi pi\u00f9 recenti e stimolanti:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-ast-global-color-6-background-color has-text-color has-background\">Nell\u2019ambito della <strong>saggistica<\/strong>, dialogano in qualche modo&nbsp; a distanza con le riflessioni di Primo Levi, approfondendone le problematiche, i testi seguenti:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Milena Santerini<em>, L\u2019antisemitismo e le sue metamorfosi. Distorsione della Shoah, odio on line e complottismi<\/em>, &nbsp;Giuntina, 2023<\/strong>, una raccolta di saggi che analizzano le nuove forme di odio antiebraico, le nuove minimizzazioni e banalizzazioni, pi\u00f9 lievi ma anche pi\u00f9 pervasive, per effetto della diffusione dei social media, del negazionismo vero e proprio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Bruno Maida-Alin Dobos<\/strong>, <strong><em>La Shoah. Smart history, <\/em>Edizioni del Capricorno, 2024<\/strong> offre, oltre a una ricostruzione storica rigorosa, un ricco apparato illustrativo di immagini e una riflessione conclusiva sulla responsabilit\u00e0 etica della memoria.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Andrea Pomplun (a cura di),<\/strong> <strong><em>Ancora oggi, parlare di Auschwitz? Riflessioni sul significato attuale della Shoah un\u2019ottica interdisciplinare,<\/em><\/strong> <strong>Franco Angeli, 2022<\/strong>, ispirato dall\u2019 incontro dell\u2019autrice con Piero Terracina, uno dei sopravvissuti. Alla domanda del titolo cercano di rispondere, dal punto di vista della propria disciplina, religiosi, psicologi, psicoanalisti, giuristi, filosofi, storici, linguisti, giornalisti, componendo un mosaico di osservazioni variegato e composito, estremamente interessante per le interconnessioni che vi si aprono.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Alessandro Costazza, <em>I perpretratori della Shoah nella letteratura, nel cinema e in altri media<\/em>, Giuntina, 2022 <\/strong>pone il <em>focus<\/em> su come gli autori del genocidio sono stati rappresentati e sugli effetti di tali rappresentazioni sull\u2019 immaginario collettivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-ast-global-color-8-color has-ast-global-color-6-background-color has-text-color has-background\">Nella <strong>narrativa<\/strong>, tra invenzione e testimonianza, segnaliamo:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Judy Batalion, <em>La luce dei giorni<\/em>. <em>Storia delle ragazze che combatterono Hitler<\/em><\/strong>,<strong> Mondadori<\/strong>,<strong> 2024 <\/strong>che racconta la storia di sette donne combattenti contro il nazismo in Polonia; la stessa autrice, nipote di sopravvissuti, in<em> <strong>Figlie della Resistenza. La storia dimentica delle combattenti nei ghetti nazisti<\/strong><\/em><strong>, Mondadori, 2023 <\/strong>ricostruisce attraverso una pluralit\u00e0 di fonti \u2013 diari, testimonianze, documenti d\u2019archivio e saggi &#8211; le coraggiose azioni di resistenza &nbsp;organizzate da alcune donne all\u2019interno del ghetto di Varsavia nel 1943.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lola Lafon<em>, Quando ascolterai questa canzone<\/em>, Einaudi, 2024<\/strong>, \u00e8 il racconto di una notte trascorsa nell\u2019alloggio segreto di Anna Frank, sulle tracce delle sensazioni, emozioni, riflessioni&nbsp; di colei che abit\u00f2 in quell\u2019angusto spazio per ventiquattro mesi. L\u2019autrice ricostruisce anche le vicende del <em>Diario <\/em>dal 1947 ad oggi, tra interpretazioni arbitrarie e &nbsp;distorsioni negli adattamenti e d\u00e0 spazio e voce &nbsp;ai ricordi di membri della sua famiglia nati nell\u2019Europa dell\u2019Est ed essi stessi emigrati, perseguitati, sopravvissuti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gahelle Nohant<em>, L\u2019archivio dei destini neri<\/em>, Pozza, 2024:<\/strong> a una donna che lavora in un centro di documentazione tedesco, dove si conducono indagini sul destino delle vittime del regime nazista, viene affidato il compito di restituire migliaia di oggetti rinvenuti nei campi di concentramento alle famiglie dei proprietari originari, dando vita ad una dolente<em> recherche<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Elvira Hempel Manthey <\/strong>i<em>n <strong>La piccola <\/strong><\/em><strong><em>Hempel. La testimonianza unica di una bambina scampata alla ferocia dell\u2019eugenetica nazista<\/em>, Utet, 2024 <\/strong>racconta la sua storia di bambina tedesca, non ebrea, diagnosticata come \u201cmentalmente inferiore\u201d perch\u00e9 figlia di un uomo a sua volta bollato come \u201casociale\u201d, che viene fortunosamente risparmiata alla terribile fine riservata a tutti gli altri bambini internati nel manicomio di Uchtspringe.<\/p>\n\n\n\n<p>Sempre attraverso lo sguardo straniante di piccoli protagonisti, &nbsp;<strong>Rosa Ventrella<\/strong> narra in &nbsp;<strong><em>I bambini di Haretz<\/em>, Mondadori, 2022<\/strong> &nbsp;la vicenda reale, poco conosciuta, di un gruppo di bambini ebrei nel loro avventuroso e drammatico viaggio in fuga attraverso l\u2019Europa in guerra.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Simone Veil, <em>Solo la speranza lenisce il dolore<\/em>, Il Corbaccio, 2024 \u00e8 <\/strong>un libro che nasce dal video racconto che Weil fece nel 2006 per la Fondation pour la memoire del la Shoah e l\u2019 INA \u2013 Institut National de l\u2019audiovisuel e contiene uno scritto di Liliana Segre. La speranza del titolo \u00e8 che la Shoah non venga mai dimenticata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-ast-global-color-8-color has-ast-global-color-6-background-color has-text-color has-background\">Nella poesia &nbsp;due autori di grande tensione espressiva sono <strong>Nelly Sachs<\/strong> e <strong>Charles Reznikoff<\/strong>:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nelly Sachs<\/strong> fu Premio Nobel nel 1966 \u201c<em>per la sua lirica notevole e la scrittura drammatica, che interpreta il destino di israele con forza toccante<\/em>\u201d. Ebrea, sfugg\u00ec all\u2019Olocausto riuscendo a rifugiarsi in Svezia ma ne fu comunque per sempre segnata, accusando disturbi psichiatrici. Una scelta delle sue liriche \u00e8 tradotta in Italia in &nbsp;<strong><em>Poesie<\/em><\/strong>, Einaudi (2006); alla Shoah dedic\u00f2 le raccolte<strong><em> Nelle dimore della morte<\/em> (1947) <\/strong>e<strong> <em>Le stelle si oscurano<\/em> (1959)<\/strong>; intrattenne anche una fitta corrispondenza con <strong>Paul Celan<\/strong>, altro grande poeta dell\u2019 Olocausto (<strong><em>Corrispondenza<\/em><\/strong>, <strong>Giuntina 2018).<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Charles Reznikoff <\/strong>in <strong><em>Olocausto<\/em>, Benway Series, 1975<\/strong> riprende in maniera diretta e senza alcun intervento autorale, ritenendo impossibile aggiungere o modificare alcunch\u00e9 rispetto alla cruda verit\u00e0 dei fatti, le testimonianze delle vittime e dei carnefici cos\u00ec come riportate negli atti del processo di Norimberga del 1945-46 e di quello ad Eichmann del 1961, che si limita a cucire &nbsp;assieme in un cupo poema di dodici capitoli. Il libro, nell\u2019unica edizione italiana &#8211; qui indicata &#8211; \u00e8 reperibile attraverso il sito <a href=\"https:\/\/benwayseries.wordpress.com\">https:\/\/benwayseries.wordpress.com<\/a> dove \u00e8 presente un\u2019anteprima.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordiamo, infine, i materiali  consultabili sul sito della Rai:<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.raicultura.it\/webdoc\/shoah-il-giorno-della-memoria\/index.html#welcome\">https:\/\/www.raicultura.it\/webdoc\/shoah-il-giorno-della-memoria\/index.html#welcome<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>RILEGGENDO PRIMO LEVI:\u00a0 LA SHOAH, IL LAGER, LA VERGOGNA DEL MONDO Il tramonto di Fossoli Io so cosa vuol dire non tornare. \/ A traverso il filo spinato \/ Ho visto il sole scendere e morire; \/ Ho sentito lacerarmi la carne \/ Le parole del vecchio poeta: \/ \u201cPossono i soli cadere e tornare: [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"site-sidebar-layout":"default","site-content-layout":"","ast-site-content-layout":"default","site-content-style":"default","site-sidebar-style":"default","ast-global-header-display":"","ast-banner-title-visibility":"","ast-main-header-display":"","ast-hfb-above-header-display":"","ast-hfb-below-header-display":"","ast-hfb-mobile-header-display":"","site-post-title":"","ast-breadcrumbs-content":"","ast-featured-img":"","footer-sml-layout":"","ast-disable-related-posts":"","theme-transparent-header-meta":"","adv-header-id-meta":"","stick-header-meta":"","header-above-stick-meta":"","header-main-stick-meta":"","header-below-stick-meta":"","astra-migrate-meta-layouts":"set","ast-page-background-enabled":"default","ast-page-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"ast-content-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-557","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-varie"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/557","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=557"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/557\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":569,"href":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/557\/revisions\/569"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=557"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=557"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=557"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}