{"id":337,"date":"2023-05-10T09:57:32","date_gmt":"2023-05-10T07:57:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/?p=337"},"modified":"2023-09-19T12:41:16","modified_gmt":"2023-09-19T10:41:16","slug":"lo-scaffale-del-lettore-vera-gheno-le-ragioni-del-dubbio-l-arte-di-usare-le-parole-torino-einaudi-2021","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/lo-scaffale-del-lettore-vera-gheno-le-ragioni-del-dubbio-l-arte-di-usare-le-parole-torino-einaudi-2021\/","title":{"rendered":"LO SCAFFALE DEL LETTORE : Vera Gheno, Le ragioni del dubbio : L\u2019 arte di usare le parole, Torino, Einaudi 2021"},"content":{"rendered":"\n<p>Suggeriamo oggi la lettura di questo interessante saggio della sociolinguista Vera Gheno sul mondo della comunicazione linguistica e sulle sue insidie, cui tutti siamo esposti &nbsp;in qualit\u00e0 di soggetti sia attivi che passivi.<\/p>\n\n\n\n<p>Se comunicare \u00e8 necessario ed inevitabile, non sempre infatti siamo in grado di farlo correttamente e soprattutto in modo efficace e rispettoso. Alla stessa&nbsp; maniera, non sempre siamo in grado di decifrare le sottili manipolazioni che si celano dietro le comunicazioni di cui siamo fruitori.<\/p>\n\n\n\n<p>La rapidit\u00e0, la proliferazione e la pluralit\u00e0 di mezzi che veicolano gli atti comunicativi nel mondo iperconnesso in cui siamo costantemente immersi rende allora quanto mai utile l\u2019analisi che Gheno ci propone con uno stile snello e brillante, mai supponente, ricco di esempi tratti dalla propria personale esperienza privata e pubblica ma anche&nbsp; di citazioni autorevoli che ne puntellano solidamente l\u2019argomentazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Tre capitoli, tre ambiti di analisi, tre parole che si legano tra loro: dubbio, riflessione, silenzio che insieme formano un vero e proprio metodo \u2013 il metodo DRS \u2013 proposto come un <em>habitus<\/em> mentale capace di fornirci una bussola per orientarci nel mondo della complessit\u00e0 delle relazioni comunicative.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dubbio \u00e8 l\u2019atteggiamento fecondo di chi conosce i limiti della propria conoscenza e con questa autoconsapevolezza ne rende possibile il superamento, senza cadere nell\u2019incertezza che paralizza.<\/p>\n\n\n\n<p>Esso ci evita di cadere nel misoneismo e nella xenofobia e di assumere posizioni rigide che, in realt\u00e0, sono un sintomo di debolezza. In ambito linguistico ci\u00f2 significa non aver paura dell\u2019innovazione che modifica la norma, condannandola tout-court; ma anche di difendersi da comunicazioni solo apparentemente neutre, sottoponendo le parole (spesso volutamente sovrabbondanti, furbescamente estrapolate dal contesto o caricate di emotivit\u00e0 con sapiente arte retorica)&nbsp; al vaglio di una sana diffidenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dubbio ci difende anche da quello che Gheno chiama, con icastica ironia, \u201cl\u2019odio dei giusti\u201d e che \u00e8 tristemente noto, nel mondo dei <em>social<\/em> media,  come l\u2019esplosione di violenza verbale degli <em>haters<\/em> e dalla miope difesa del <em>politically correct<\/em> che a volte assume connotati umoristici, come nel caso di chi protesta sdegnato per l\u2019inserimento di parole ritenute sessiste nei dizionari lessografici.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo ambito di analisi riguarda la riflessione. Essa \u00e8 necessaria innanzitutto per comunicare con consapevolezza \u2013 dei propri limiti e delle proprie potenzialit\u00e0 &#8211; e responsabilit\u00e0 riguardo alle possibili conseguenze. Il consiglio \u00e8 di scrivere \u201ccome se ti dovesse leggere la persona pi\u00f9 maldisposta verso di te\u201d , con attenzione massima alla sensibilit\u00e0 dell\u2019 interlocutore.<\/p>\n\n\n\n<p>Riflettere per chiarire&nbsp; a se stessi gli intenti della comunicazione e analizzare il contesto e le caratteristiche dell\u2019interlocutore\/destinatario \u00e8 presupposto per scegliere le strategie pi\u00f9 appropriate (registro linguistico, durata o spazio, mezzo) a raggiungere lo scopo, che dovrebbe sempre essere \u201cgenerativo\u201d e non \u201cperformativo\u201d, volto cio\u00e8 a farsi comprendere e non a compiacersi della propria abilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco allora che \u201cl\u2019arte di usare le parole\u201d richiede anche uno sforzo conoscitivo&nbsp; che accresca la nostra competenza attraverso scavi etimologici e una paziente ricerca di parole non abusate o&nbsp; pass-partout (i plastismi o parole di plastica, per dirla con Gheno), con duttilit\u00e0 ed equilibrio rispetto ai forestierismi &#8211; &nbsp;che oggi sono soprattutto gli anglismi veicolati dalla diffusione dell\u2019inglese come lingua di comunicazione internazionale \u2013 e consapevolezza delle variazioni diacroniche della lingua, che non pu\u00f2 arroccarsi in purismo eccessivo e ingiustificato incapace di rispecchiare una realt\u00e0 in cambiamento.&nbsp; Ci\u00f2 implica anche la riflessione sul problema, attualissimo, dell\u2019 inclusivit\u00e0 linguistica per trovare soluzioni praticabili e rispondenti alla moderna sensibilit\u00e0 su questo delicatissimo tema.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, il silenzio. Che non \u00e8 affatto assenza di comunicazione, vuoto, ma veicola un suo preciso significato. A volte sgradevole, come nel caso di chi non ci risponde intenzionalmente, a volte riposante e perci\u00f2 ricercato, altre ancora espressione di un rituale codificato da non violare. E atto finale di chi, avendo utilizzato tutti gli strumenti di cui disponeva per chiarire all\u2019interlocutore gli eventuali punti oscuri senza sottrarsi alla fatica di spiegare e rispiegare, preferisce non avere <em>per forza<\/em> l\u2019ultima parola e sceglie appunto di tacere.<\/p>\n\n\n\n<p>Gheno tocca, come si vede da questa breve sintesi, molti aspetti del problema dell\u2019interazione linguistica insistendo sempre sulla necessit\u00e0 di un controllo rigorosissimo sulle nostre e sulle altrui parole: una necessit\u00e0 direi imperativa nel dilagare attualmente assordante di una comunicazione che fluisce senza limiti e nella quale tutti rischiamo di perdere, con la libert\u00e0, anche la nostra &nbsp;innocenza. Perch\u00e9 le parole, ce lo ricorda papa Bergoglio, \u201cpossono essere baci, carezze, farmaci oppure coltelli, spade o proiettili\u201d (P.Rodari, <em>Il messaggio inaudito del papa: \u201cLe parole sono baci o coltelli, il silenzio \u00e8 la lingua di Dio<\/em>\u201d, in \u201cLa Repubblica, 9 gennaio 20221; la citazione, della stessa Gheno, si legge in nota a p. 129).<\/p>\n\n\n\n<p>Saperle usare, dunque, \u00e8 per Gheno l&#8217; arte che \u201cci rende compiutamente umani, l\u2019essenza del nostro essere: \u00e8 umanit\u00e0 in purezza (\u2026)\u201d. Come darle torto?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Suggeriamo oggi la lettura di questo interessante saggio della sociolinguista Vera Gheno sul mondo della comunicazione linguistica e sulle sue insidie, cui tutti siamo esposti &nbsp;in qualit\u00e0 di soggetti sia attivi che passivi. 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