{"id":290,"date":"2023-04-11T08:52:45","date_gmt":"2023-04-11T06:52:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/?p=290"},"modified":"2023-04-13T13:05:55","modified_gmt":"2023-04-13T11:05:55","slug":"wistawa-szymborska-la-gioia-di-scrivere-tutte-le-poesie-1945-2009","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/wistawa-szymborska-la-gioia-di-scrivere-tutte-le-poesie-1945-2009\/","title":{"rendered":"L&#8217;ANGOLO DELLA POESIA: Wistawa Szymborska, La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009)"},"content":{"rendered":"\n<p>Wistawa Szymborska, premio Nobel per la letteratura nel 1996 &nbsp;\u201c<em>per la poesia che con ironica precisione permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti di realt\u00e0 umana<\/em>\u201d \u00e8 voce poetica autorevole e suggestiva nel panorama letterario contemporaneo. Proviamo a conoscerla un po\u2019\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong><em>L\u2019acrobata<\/em><\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Da trapezio a<br>a trapezio, nel silenzio dopo<br>dopo un rullo di tamburo di colpo muto, attraverso<br>attraverso l\u2019aria stupefatta, pi\u00f9 veloce del<br>del peso del suo corpo che di nuovo<br>di nuovo non ha fatto in tempo a cadere.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Solo. O anche meno che solo,<br>meno, perch\u00e9 imperfetto, perch\u00e9 manca di<br>manca di ali, gli mancano molto,<br>una mancanza che lo costringe<br>a voli imbarazzati su una attenzione<br>senza piume ormai soltanto nuda.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Con faticosa leggerezza,<br>con paziente agilit\u00e0,<br>con calcolata ispirazione. Vedi<br>come si acquatta per il volo? Sai<br>come congiura dalla testa ai piedi<br>contro quello che \u00e8? Lo sai, lo vedi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>con quanta astuzia passa attraverso&nbsp;la sua vecchia forma e<br>per agguantare il mondo dondolante<br>protende le braccia di nuovo generate?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Belle pi\u00f9 di ogni cosa proprio in questo<br>proprio in questo momento, del resto gi\u00e0 passato.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nata dalla lettura di un\u2019altra poesia in cui, \u201c<em>per un refuso, una congiunzione era stata stampata due volte, una volta alla fine di un verso, la seconda all\u2019inizio di quello seguente\u201d e dall\u2019osservazione che \u201cquella ripetizione produceva un effetto simile a un dondolio<\/em>\u201d &#8211; come chiarisce l&#8217;autrice stessa &#8211; questa poesia pu\u00f2 leggersi come una metafora della sua arte.<\/p>\n\n\n\n<p>Si muove veloce la scrittura della poetessa, \u201c<strong><em>con faticosa leggerezza, \/ con paziente agilit\u00e0, \/ con calcolata ispirazione\u201d<\/em><\/strong>. Supera la forza di gravit\u00e0 e supplisce alla sua \u201c<strong><em>mancanza di ali<\/em><\/strong>\u201d per esplorare l\u2019enigma del cosmo (\u201c<strong><em>Il cielo mi avvolge ermeticamente \/ e mi solleva dal basso<\/em><\/strong>\u201d (<em>Il cielo<\/em>, p. 493) e poi planare tra gli oggetti del nostro vivere e sentire quotidiano, spesso enumerati con puntigliosa quanto disordinata precisione (\u201c<strong><em>Non so altrove, \/ ma qui sulla Terra c\u2019\u00e8 abbondanza di tutto. \/ Qui si producono sedie e afflizioni, \/ forbicine, violini, tenerezza, transistor, \/ dighe, scherzi, tazzine (\u2026) dipinti, \/ cinescopi, ravioli, fazzolettini per il pianto<\/em><\/strong>\u201d &#8211; <em>Qui<\/em>, p. 683).<\/p>\n\n\n\n<p>Attraversa &nbsp;natura&nbsp; &#8211; luoghi, mari e cieli popolati da variegate presenze animali &#8211; e&nbsp; storia \u2013 il presente, il passato, il tempo senza tempo del mito &#8211; accompagnata, sempre, da un\u2019atteggiamento di \u201c<strong>stupore<\/strong>\u201d e <strong>\u201cincanto<\/strong>\u201d (vere e proprie parole-chiave) e, insieme, di dubbio e incertezza di fronte al mistero, alla &nbsp;singolarit\u00e0 e all\u2019eccezionalit\u00e0 della vita: proprio come un\u2019acrobata che oscilla tra gli appigli dei trapezi e la vertigine del vuoto:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<strong><em>Sei bella \u2013 dico alla vita &#8211; \/ \u00e8 impensabile pi\u00f9 rigoglio, \/ pi\u00f9 rane e pi\u00f9 usignoli, \/ pi\u00f9 formiche e pi\u00f9 germogli\u201d (\u2026) \u201cLe taglio la strada da sinistra, \/ le taglio la strada da destra \/ e mi innalzo nell\u2019 incanto, \/ e cado per lo stupore<\/em><\/strong>.\u201d (<em>Allegro ma non troppo<\/em>, p. 315);<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u201c<strong><em>Perch\u00e9 mai a tal punto singolare? \/ Questa e non quella? E qui che ci sto a fare? \/ Di marted\u00ec? In una casa e non nel nido? \/ Pelle e non squame? Non foglia, ma viso? (\u2026) E sulla terra? Con una stella accanto? \/ Dopo tante ere di non presenza? \/ Per tutti i tempi e tutti gli ioni? \/ Per i vibrioni e le costellazioni?\u201d<\/em><\/strong> (<em>Stupore,<\/em> p. 307).<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stupore genera domande che si susseguono spesso incessanti sulla pagina, con accanimento, ma non trovano quasi mai risposta; &nbsp;se la trovano, \u00e8 una risposta disarmante che sottolinea la esile precariet\u00e0 di ogni essere e dell\u2019essere umano in special modo, con i suoi limiti (di percezione, di comprensione, di conoscenza) e il suo doloroso privilegio di soggetto interrogante che lo statuto di poeta amplifica a dismisura, nel gioco semiserio di slittamenti dei significanti e dei significati:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<strong><em>Tanto mondo a un tratto da tutto il mondo: \/ morene, murene e marosi e mimose, \/ e il fuoco e il fuco e il falco e il frutto &#8211; \/ come e dove potr\u00f2 mettere il tutto? (\u2026) Non \u00e8 troppo per me il sole, l\u2019aurora? \/ Che cosa pu\u00f2 farne l\u2019umana creatura? \/ Sono qui un istante, un solo minuto: \/ non sapr\u00f2 del dopo, non l\u2019avr\u00f2 vissuto. \/ Come distinguere il tutto dal vuoto? \/ Dir\u00f2 addio alle viole nel viaggio affrettato. \/ Pur la pi\u00f9 piccola \u2013 \u00e8 una spesa folle: \/ fatica di stelo, e il petalo, e il pistillo, \/ un volta, a caso, in questa immensit\u00e0, \/ sprezzante e precisa, fiera fragilit\u00e0.\u201d <\/em><\/strong>(<em>Compleanno<\/em>, p. 309).<\/p>\n\n\n\n<p>Il caso \u00e8 la sola costante, la sola &#8211; contraddittoria e ossimorica &#8211; legge della vita: Szymborska ne intuisce l\u2019espressione di una incomprensibile \u201c<strong>necessit\u00e0<\/strong>\u201d il cui senso ci resta precluso nonostante i tentativi di carpirne una qualche verit\u00e0 e di arginarne gli imprevedibili effetti :<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<strong><em>Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessit\u00e0. \/ Chiedo scusa alla necessit\u00e0 se tuttavia mi sbaglio.&nbsp; (\u2026) \/ Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte. (\u2026) \/ Sopporta, mistero dell\u2019esistenza, se tiro via fili dal tuo strascico.<\/em><\/strong>\u201d (<em>Sotto una piccola stella<\/em>, p. 337);<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>\u201cLeggiamo le lettere dei morti come dei impotenti, \/ ma dei, comunque, perch\u00e9 conosciamo il seguito. (\u2026) \/ Poveri morti, morti accecati, ingannati, fallibili, goffamente previdenti. (\u2026) \/ Ogni loro previsione \u00e8 andata in modo totalmente diverso, \/ o un po\u2019 diverso, ossia totalmente diverso<\/em><\/strong>.\u201d ( <em>Le lettere dei morti<\/em>, p. 281).<\/p>\n\n\n\n<p><em>Stupore<\/em> e <em>incanto<\/em> resistono tuttavia all\u2019 incertezza del reale, suscitati soprattutto dallo spettacolo della natura, animata e non; quando invece lo sguardo si sofferma sul mondo umano, la riflessione si fa pi\u00f9 tagliente e impietosa, sottolineandone le&nbsp; ataviche tare, i difetti costitutivi.&nbsp; Solo tra gli uomini si marcano le frontiere con artificiose barriere (\u201c<strong><em>Solo ci\u00f2 che \u00e8 umano pu\u00f2 essere davvero straniero. \/ Il resto \u00e8 bosco misto, lavor\u00eco di talpa e di vento\u201d <\/em><\/strong><em> &#8211; <\/em><em>Salmo, p. 347<strong>)<\/strong><\/em>; la storia umana \u00e8 una parata militare che sconvolge l\u2019armonia degli elementi vitali con i suoi martellanti ritmi di guerra (<strong><em>Terra \u2013 terra, \/ terra \u2013 aria \u2013 terra, \/ aria \u2013 acqua \u2013 terra \u2013 terra \u2013 acqua<\/em><\/strong> (\u2026) &#8211; <em>Parata militare<\/em>, p. 363); &nbsp;essa \u201c<strong><em>arrotonda gli scheletri allo zero<\/em><\/strong>\u201d nel computo dei morti (<em>Campo di fame presso Jaslo<\/em> , p.133) e spinge le armi dei popoli dominanti fino agli orli estremi del mondo con i pretesti dell\u2019 imperialismo di sempre, quello degli antichi Romani la cui voce non cessa di riecheggiare (\u201c<strong><em>Mi sento minacciato da ogni orizzonte. \/ Cos\u00ec formulerei la cosa, o Ostio Melio. \/ E io, Ostio Melio, ti rispondo cos\u00ec, o Appio Papio: \/ Avanti! Da qualche parte il mondo \/ deve pur finire.\u201d &#8211; <\/em><\/strong><em>Voci, p. 279).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Eppure l\u2019uomo continua ad attribuire una smisurata e del tutto infondata importanza a se stesso e alla propria specie e ad incaponirsi&nbsp; nell\u2019eterno, risibile vizio della superbia antropocentrica:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<strong><em>Ha appena distinto il sonno dalla veglia. \/ ha appena intuito di essere s\u00e9, ha appena intagliato con mano nata da pinna \/ un acciarino e un missile, \/ facile da affogare in un cucchiaio d\u2019oceano, \/ non tanto ridicolo da far ridere il vuoto, \/ vede solo con gli occhi, \/ sente solo con le orecchie, \/ sua lingua ottimale \u00e8 il condizionale, \/ con la ragione biasima la ragione: \/ in breve: \u00e8 quasi una nullit\u00e0, \/ ma ha la testa piena di libert\u00e0, onniscienza, essere \/ al di l\u00e0 d\u2019una carne stolta, \/ guardatelo un po\u2019! (\u2026) Uno spasso, comunque. \/ Un poverino qualunque. \/ Un vero uomo<\/em><\/strong>.\u201d (<em>Uno spasso<\/em>, p. 261).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Szymborska&nbsp; vi contrappone spesso una straniante e perci\u00f2 illuminante prospettiva in-umana: gli animali hanno percezioni che \u00e8 lecito definire <strong>sentimenti<\/strong>, come quelli del cane di Hitler ucciso impietosamente alla caduta del fuhrer (p. 655) &nbsp;o del gatto rimasto solo nell\u2019appartamento per la morte del padrone (p. 523). La loro esistenza \u00e8 tanto pi\u00f9 autentica e libera in quanto priva di autocoscienza e perci\u00f2 incolpevole anche nelle sue manifestazioni pi\u00f9 feroci:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<strong><em>La poiana non ha nulla da rimproverarsi. \/ Gli scrupoli sono estranei alla pantera nera. \/ I piranha non dubitano della bont\u00e0 delle proprie azioni. \/ Il serpente a sonagli si accetta senza riserve. \/ Uno sciacallo autocritico non esiste. (\u2026) \/ Non c\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 animale \/ della coscienza pulita \/ sul terzo pianeta del Sole.<\/em><\/strong>\u201d (<em>Lode della cattiva considerazione di s\u00e9<\/em>, p. 395); &nbsp;\u201c<strong><em>Nel mese di maggio, sotto un bel melo \/ che scoppia di fiori come di risate, \/ che \u00e8 incosciente del bene e del male, (\u2026) che non \u00e8 curioso di sapere quale anno, paese, \/ quale pianeta e verso dove rotoli, \/ che \u00e8 indifferente, qualunque cosa accada, \/ tremante di pazienza con ogni fogliolina, (\u2026) restare ancora, non tornare a casa. \/ A casa vuole tornare solo il prigioniero.<\/em><\/strong> (<em>Il melo<\/em>, p. 393).<\/p>\n\n\n\n<p>La vita dell\u2019 uomo invece \u00e8 gravata dal peso del gesto compiuto che avviene e si polverizza in un istante, che \u00e8 nello stesso tempo eterno &nbsp;e perduto per sempre, su un palcoscenico in cui si pu\u00f2 solo improvvisare e che non consente repliche: \u201c<strong><em>Una vita all\u2019 istante. Spettacolo senza prove. (\u2026) Parole e impulsi non revocabili, \/ stelle non calcolate, \/ il carattere come un cappotto abbottonato in corsa &#8211; \/ ecco gli esiti penosi di tale fulmineit\u00e0. (\u2026) \/ E qualunque cosa io faccia, \/ si muter\u00e0 per sempre in ci\u00f2 che ho fatto<\/em><\/strong><em>.\u201d (Una vita all\u2019istante, <\/em>pp. 397-398); \u201c<strong><em>Nulla due volte accade \/ n\u00e9 accadr\u00e0. Per tal ragione \/ si nasce senza esperienza, \/ si muore senza assuefazione.\u201d<\/em><\/strong> (<em>Nulla due volte<\/em>, p. 459).<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 un fardello ingombrante, quello della coscienza che l\u2019evoluzione ha imposto, attraverso i mutamenti delle ere geologiche, a questo essere che resta esile e imperfetto e che tuttavia, in modo del tutto incoerente, si pensa come il pi\u00f9 sofisticato degli esiti possibili e dunque non suscettibile di estinzione, a differenza di altre specie quale quella dei dinosauri<strong><em>:<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>&nbsp;\u201cDiletti Fratelli,\/ ecco un esempio di proporzioni sbagliate: \/ di fronte a noi si erge uno scheletro di dinosauro \u2013 (\u2026) vogliate notare questa ridicola testolina &#8211; \/ Signore, Signori, \/ una testolina cos\u00ec nulla poteva prevedere, \/ e per questo \u00e8 la testolina di un rettile estinto \u2013 (\u2026) \/ Illustri Ospiti, \/ in questo senso noi siamo assai pi\u00f9 in forma, \/ la vita \u00e8 bella e la terra ci appartiene &#8211; \/ Esimi Delegati, \/ il cielo stellato sopra la canna pensante, \/ la legge morale dentro di lei &#8211; \/ Altissimo Consiglio, \/ che mani abili, \/ che labbra eloquenti, \/ quanta testa sulle spalle &#8211; \/ Suprema Corte, \/ che responsabilit\u00e0 al posto di una coda \u2013<\/em><\/strong> (<em>Scheletro di dinosauro<\/em>, pp.297-298).<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019intreccio di voci che teatralizza il testo \u2013 come spesso in Szymborska \u2013 l\u2019accento cade qui sull\u2019appello accorato e insieme ironico alla <em>Suprema Corte<\/em>, quasi una richiesta&nbsp; di attenuanti nel processo della storia che prima o poi ci chieder\u00e0 conto delle nostre azioni e al quale arriveremo inesorabilmente impreparati, perch\u00e9 dal tempo dei nostri antenati nulla abbiamo imparato di pi\u00f9 se non che <strong><em>\u201cquando il male trionfa, il bene si cela; \/ quando il bene si mostra, il male si acquatta. \/ Nessuno dei due si lascia vincere \/ o allontanare a una distanza definitiva. \/ Ecco il perch\u00e9 d\u2019una gioia sempre tinta di terrore, \/ di una disperazione mai disgiunta da tacita speranza. \/ La vita, per quanto lunga, sar\u00e0 sempre breve. \/ Troppo breve per aggiungere qualcosa<\/em><\/strong>.\u201d (<em>La vita breve dei nostri antenati<\/em>, pp. 442-443). &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019incertezza metafisica generale, la sorte dell\u2019 oltrevita si traduce in una sequenza di \u201cse\u201d dubbiosi che investe ogni ipotesi e la scardina (<em>Calcolo metafisico<\/em>, p.519), ma lascia una certezza: la vita continuer\u00e0 anche dopo e senza di noi, nei suoi ritmi di sempre e del tutto indifferente ai nostri goffi tentativi di prevederne il corso (<em>Il giorno dopo \u2013 senza di noi<\/em>, p.635) e di porre un riparo alla sua volubilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>E tuttavia, in un mondo ove \u201c<strong><em>tutto si chiarisce<\/em><\/strong>\u201d e \u201c<strong><em>ci si pu\u00f2 fondare su prove<\/em><\/strong>\u201d, e dove \u201cse <strong><em>si cerca, \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 l\u00ec accanto. \/ Se si chiede, \u00e8 ci\u00f2 per cui c\u2019\u00e8 una risposta<\/em><\/strong>\u201d &#8211; che peraltro non esiste, e per fortuna per chi scrive&nbsp; &#8211; (<em>Utopia<\/em>, p.405) a che servirebbe la poesia e di cosa si nutrirebbe? (<em>L\u2019orribile sogno del poeta<\/em>, p. 663). Non mancherebbe solo un mestiere al poeta, ma la possibilit\u00e0 stessa di vivere con pienezza, che Szymborska identifica con la capacit\u00e0 di stupirsi di fronte al divenire del reale, apparentemente immutabile ma diverso da se stesso minuto dopo minuto, istante dopo istante; ci\u00f2 che il \u201c<strong><em>savoir-vivre cosmico<\/em><\/strong>\u201d esige da tutti e che forse solo il poeta conosce fino in fondo: \u201c<em><strong>una partecipazione stupita a questo gioco \/ con regole ignote<\/strong><\/em>\u201d.&nbsp; Nel labirinto in cui tutti siamo immersi, possono cos\u00ec coesistere \u201c<strong><em>buio e incertezza \/ ma insieme chiarore, incanto \/ dove c\u2019\u00e8 gioia, bench\u00e9 il dolore \/ sia pressoch\u00e9 l\u00ec accanto<\/em><\/strong>\u201d (<em>Labirinto<\/em>, p. 667).<\/p>\n\n\n\n<p>Se \u00e8 interminabile l\u2019 elenco delle domande, perch\u00e9 a domande spesso rispondono solo altre domande, se per questo all\u2019incanto si affianca la disperazione (\u201c<strong><em>Miei segni particolari: \/ incanto e disperazione<\/em><\/strong>\u201d &#8211; <em>Il cielo<\/em>, pp. 493-494) la poesia offre a Szymborska un luogo\/tempo assoluto&nbsp; che obbedisce alle sue sole leggi e dove ogni limite si annulla. L\u2019acrobata pu\u00f2 restare sospeso in volo \u201c<strong><em>per agguantare il mondo dondolante<\/em><\/strong>\u201d anche se il momento \u00e8 gi\u00e0 passato in un momento perch\u00e9&nbsp; sulla pagina \u201c<strong><em>un batter d\u2019occhio durer\u00e0 quanto dico io, \/ si lascer\u00e0 dividere in piccole eternit\u00e0 \/ piene di pallottole fermate in volo\u201d (\u2026) La gioia di scrivere. \/ Il potere di perpetuare. \/ La vendetta d\u2019una mano mortale<\/em><\/strong>\u201d (<em>La gioia di scrivere<\/em>, pp. 185-186).<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non c\u2019\u00e8 compiaciuta autocelebrazione in questa gioia, n\u00e9 l\u2019anacronistica idea di un\u2019eterna e superiore conoscenza della parola poetica che illumina e sottrae l\u2019 uomo e il mondo all\u2019 erosione del tempo. E\u2019 impossibile afferrare la totalit\u00e0; la maggior parte se ne va \u201cnel <strong><em>non visto, \/ nel non pensato, nel non rimpianto.\/&nbsp; Ma questo neanche Dante potrebbe impedirlo. \/ E figuriamoci quando non lo si \u00e8 (\u2026) La vita dura qualche segno d\u2019argilla sulla sabbia\u201d<\/em><\/strong>.&nbsp;&nbsp; E l\u2019 oraziano \u201c<strong><em>non omnis moriar<\/em><\/strong>\u201d \u00e8 solo un desiderio sofferto, \u201c<strong><em>un cruccio<\/em><\/strong>\u201d circondato dall\u2019 abisso (<em>Grande numero<\/em>, p. 341), \u201c<strong><em>tre piccole parole soltanto, tre piume d\u2019un volo<\/em><\/strong>\u201d<em> (Autotomia<\/em>\u201d, p.319).  Da trapezio a trapezio, sempre in bilico sul nulla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">R.B.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Wistawa Szymborska<em>, La gioia di scrivere. Tutte le poesie<\/em> (1945-20099), Milano, Adelphi,<\/strong> <strong>2009.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le pagine delle citazioni si riferiscono all\u2019edizione qui indicata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Wistawa Szymborska, premio Nobel per la letteratura nel 1996 &nbsp;\u201cper la poesia che con ironica precisione permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti di realt\u00e0 umana\u201d \u00e8 voce poetica autorevole e suggestiva nel panorama letterario contemporaneo. Proviamo a conoscerla un po\u2019\u2026 L\u2019acrobata Da trapezio aa trapezio, nel silenzio dopodopo un [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"site-sidebar-layout":"default","site-content-layout":"","ast-site-content-layout":"default","site-content-style":"default","site-sidebar-style":"default","ast-global-header-display":"","ast-banner-title-visibility":"","ast-main-header-display":"","ast-hfb-above-header-display":"","ast-hfb-below-header-display":"","ast-hfb-mobile-header-display":"","site-post-title":"","ast-breadcrumbs-content":"","ast-featured-img":"","footer-sml-layout":"","ast-disable-related-posts":"","theme-transparent-header-meta":"","adv-header-id-meta":"","stick-header-meta":"","header-above-stick-meta":"","header-main-stick-meta":"","header-below-stick-meta":"","astra-migrate-meta-layouts":"default","ast-page-background-enabled":"default","ast-page-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-4)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"ast-content-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[],"class_list":["post-290","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-l-angolo-della-poesia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/290","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=290"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/290\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":301,"href":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/290\/revisions\/301"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=290"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=290"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=290"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}