{"id":210,"date":"2023-01-19T08:36:04","date_gmt":"2023-01-19T07:36:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/?p=210"},"modified":"2023-04-13T13:06:31","modified_gmt":"2023-04-13T11:06:31","slug":"langolo-della-poesia-la-poesia-di-piero-antonaci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.galileipescara.net\/biblioteca\/langolo-della-poesia-la-poesia-di-piero-antonaci\/","title":{"rendered":"L&#8217;ANGOLO DELLA POESIA: La poesia di Piero Antonaci"},"content":{"rendered":"\n<p>Tra i corridoi e le aule del nostro Liceo si aggira un poeta riservato e schivo: <strong>Piero Antonaci<\/strong>, docente di storia e filosofia, \u00e8 l\u2019autore di quattro raccolte poetiche che attraversano un trentennio, dall\u2019 esordio del 1990 ad oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019una poesia, la sua, che sin dalla prima silloge, <em><strong>Voci per quattro mani<\/strong><\/em> (1990) si connota come attraversamento, percorso, \u201cstrada\u201d con e nelle parole, alla ricerca di un senso nelle <em><strong>\u201c(circo)stanze\u201d<\/strong><\/em> del nostro fragile essere nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi primi versi si accampano scarni e senza titolo su una pagina spoglia come un <em>continuum <\/em>di frammenti in cui, quasi in filigrana, emergono paesaggi \u2013 quelli del meridione a cui appartengono le sue origini \u2013 e un indefinito \u201ctu\u201d allocutivo, muto nella prima parte, specchio di poesie a colloquio nella seconda, voce che si spegne nell\u2019assenza nella terza e che infine si infrange <em><strong>\u201cvicino ab limite\u201d<\/strong><\/em> nell\u2019ultima.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra il <em><strong>Proemio<\/strong><\/em> che apre la raccolta e l\u2019<em><strong>Epilogo<\/strong><\/em> conclusivo, con una lingua che tende alla condensazione del significato, si snoda, verso dopo verso, \u201c<strong>la fede\/ di trovare poi la parola e la mano che un amico\/ ha lasciato di nascosto\/ nelle frasi che poi si scriveranno \/ per credere (\u2026); <\/strong> esse sono <em><strong>\u201cvoci \/ sulle due rive opposte delle mani (\u2026) spiccate<\/strong><\/em> <em><strong>dallo stampo della mano\/ sui rami\/ dalla parte dove la riva ha mostrato\/ scorci ancora non recisi\u201d<\/strong><\/em>dalla sagoma del treno che suggella un infinito andare, \u201c<em><strong>senza pi\u00f9 la ragione e la fede\/ in una differenza \/ fra strada e poesia<\/strong><\/em>.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Nella seconda raccolta \u201c<em><strong>Fuori luogo fuori tempo<\/strong><\/em>\u201d (1991-2003) la ricerca poetica dell\u2019autore acquisisce un carattere pi\u00f9 inquieto e sperimentale, in una sorta di girovagare ondivago in cui il frammento si aggrega quasi spontaneamente in grumi pi\u00f9 compatti attorno a un tema o a una \u201c<em>semplice comunione di intenti<\/em>\u201d, mentre la parola si fa pi\u00f9 diretta e colloquiale.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di poesie prive di una datazione precisa, versi \u201c<em>rimasti aperti a modifiche e rifacimenti senza limiti di tempo, come pagine di un unico racconto, pagine che non potevano chiudersi se non si chiudeva l\u2019ultima<\/em>\u201d, come chiarisce l\u2019autore nella prefazione. Tra versi che nascono come didascalie a immagini pittoriche (quelle dell\u2019amico pittore Gigi Specchia) o a fotografie (della Valchiavenna), altri \u201cindecisi\u201d se rimanere la prosa da cui provengono o farsi poesia, altri ancora scaturiti da letture di testi in cui domina la distruzione della guerra, accurata e diligente negli asettici resoconti degli storici, si avverte la perplessit\u00e0 di un viaggiatore senza meta, \u201c<em>fuori luogo\u201d<\/em> appunto, il cui distratto ma preciso sguardo scava, annota, interroga apparenze e contorni di una realt\u00e0 che sfugge alla presa.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella sezione conclusiva, <em><strong>Brevit\u00e0 dei bambini<\/strong><\/em>, lo sfondo delle corse, dei sorrisi, dei giochi dei bambini le restituisce in parte concretezza e senso: \u201c<em><strong>Sono, i bambini, l\u2019unica cosa che ha senso\/ con le loro corse\/ che sfuggono all\u2019eterno ritorno; \u201cdi quali cose possiamo chiedere il senso,\/ solo quelle che facciamo per i bambini<\/strong><\/em>\u201d; ma si tratta di una salvezza provvisoria: \u201c<em><strong>Arriver\u00e0 il tempo delle altalene vuote\/ arriver\u00e0 all\u2019improvviso\/ e io e te ci chiederemo perch\u00e9\/ proprio qui in questo giardino\/ siamo venuti,\/ perch\u00e9 proprio qui\/ abbiamo perso il senno<\/strong><\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Con \u201c<em><strong>Le ragioni<\/strong><\/em>\u201d (2003-2008) la tendenza a registrare eventi, incontri, sguardi che si posano fugaci su cose, case, persone diventa pi\u00f9 spiccatamente diaristica, spesso sollecitata da una presenza ingombrante della televisione che dilata gli spazi domestici nell\u2019orizzonte senza confini di un mondo devastato dalla violenza (le bombe a Madrid, la guerra in Palestina, le strade di Napoli colme di insidie, i bambini che muoiono in mare) o dominato da un caso cieco che assume a volte i tratti ingannevoli di un destino cui non \u00e8 possibile sfuggire: \u201c<em><strong>I passi degli dei non fanno rumore, (\u2026) si avvicinano di nascosto\/ alle spalle colpiscono\/ senza spiegazioni.\/ Avevamo un<\/strong><\/em> <em><strong>canarino\/ tanto tempo fa,\/ poi \u00e8 morto\/ cos\u00ec\/ senza motivo\u201d.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Emerge e si rafforza allora, verso dopo verso, il bisogno di capire, di cercare \u201c<em>le ragioni<\/em>\u201d e di mettere ordine fino alla precisione della \u201c<em>punteggiatura<\/em>\u201d (\u201c<em><strong>Da vent\u2019anni che dormo\/ faccio sempre lo stesso sogno:\/ io che metto punteggiatura dappertutto,\/ sulle strade, sui muri, in cielo,\/ e che cos\u00ec facendo\/ faccio contento il pensiero\u201d<\/strong><\/em>) nella consapevolezza che nel rapporto tra l\u2019uomo e la realt\u00e0, mediata dalle parole, \u00e8 tuttavia inevitabile e anzi necessario uno scarto, uno iato incolmabile che la poesia non pu\u00f2 che accettare ed abitare.<\/p>\n\n\n\n<p>Del resto cercare ragioni vuol dire \u201c<em>porre domande<\/em>\u201de dunque\u201c<em>riflettere<\/em>\u201de questo riflettere <em>\u201ccome specchi le cose<\/em>\u201d, essere \u201cl<em>o specchio dentro cui si riflette la natura<\/em>\u201d \u00e8 la sostanza della nostra \u201c<em>umanit\u00e0<\/em>\u201d ; ma se \u201c<em>le cose, l\u2019oggettivit\u00e0, continuano ad inseguirci (&#8230;) le parole non devono cercare a tutti i costi la coincidenza con le cose<\/em>\u201d: esse \u201c<em>devono rimanere parole e le cose devono rimanere cose. Le parole (\u2026) devono mantenere il loro statuto simbolico, cio\u00e8 il loro potere riflettente e interrogante<\/em>\u201d, sempre soggetto allo scacco e alla frustrazione: \u201c<em><strong>Con la poesia mettiamo in salvo le parole.\/ Per il resto non si pu\u00f2 fare nulla\u201d<\/strong><\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche la radici, cui di tanto in tanto si ricercano luoghi odori colori (come nella sezione <em><strong>Fuga salentina<\/strong><\/em>) diventano inconsistenti e aderiscono solo al ricordo che li \u201criflette\u201d: \u201c<em><strong>Questa terra non \u00e8 terra ma foglio di giornale\/ contratto feudale grande e sporco\/ come uno ius primae noctis.\/ Questa terra non \u00e8 terra\/ ma carta catastale\/ stesa su un bancone di legno unto di fumo\/ di sigarette.\/ A guardarla bene questa terra non \u00e8 neppure rossa\u201d ; \u201cL\u2019ulivo non \u00e8 un albero ma un uomo\/ che mentre tornava a casa dopo la potatura\/ si \u00e8 voltato indietro ed \u00e8 rimasto scolpito nel tronco.\u201d<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Antonaci approda alla piena maturit\u00e0 espressiva nell\u2019ultima raccolta, \u201c<em><strong>Anni in versi\u201d <\/strong><\/em>(2006-2019), in cui la poesia si pone come anello di congiunzione tra il poeta e il lettore, l\u2019universale e il particolare, specchio dell\u2019esperienza e della verit\u00e0 di ciascuno e di tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella dichiarata volont\u00e0 di perseguire una poesia \u201c<em>ingenua<\/em>\u201d che il rigore formale preserva dal rischio della semplificazione e dell\u2019 \u201c<em>inconsistenza<\/em>\u201d, i versi scorrono sul filo di un tempo vissuto a cui oppongono resistenza, nel tentativo di trasformarlo in storia e racconto cui la poesia d\u00e0 continuit\u00e0, radici e proiezione nel futuro. Non a caso quattro temi sono ricorrenti e circolari, come gli anelli di una spirale: la storia, la verit\u00e0, la poesia e la madre, mentre il mondo e la vita si presentano alla riflessione come teatro di un male senza un perch\u00e9 <em><strong>(\u201cSe scavi il male\/ alla sua base, vedi,\/ non ha radici\u201d<\/strong><\/em>), gesto incompiuto e negazione di s\u00e9 <em><strong>(\u201cLa vita che cos\u2019\u00e8:\/ un bacio non dato,\/ un abbraccio mancato,\/ una stretta di mano rimasta nella tasca (\u2026)<\/strong><\/em>\u201d in un estenuante dualismo o meglio compenetrazione degli opposti (ordine\/disordine, distruzione\/creazione, Paradiso \/Inferno) fino a diventare una pura metafora e gioco di parole che si nutre di contraddizioni:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em><strong>E se il mondo fosse solo una metafora\/ e la legge fisica un giro di parole,\/ il male un malinteso bene, l\u2019odio un malinteso amore, \/ il bene una buona interpretazione del vero, \/l\u2019amore il vero stesso. \/ E ci\u00f2 che appare non fosse\/ altro che un verbo\/ bene o male interpretato\/ che in tutti i modi cerca di dire\/ ci\u00f2 che da sempre dice a s\u00e9 stesso:\/ che l\u2019opera dell\u2019universo\/ \u00e8 solo un modo di dire, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno del vero,\/ un gioco di parole, una metafora\/ che non vuole essere presa troppo sul serio.\u201d<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La poesia vuole essere allora un atto di libert\u00e0 che smaschera nel nome la sostanza delle cose nel loro nucleo di misteriosa verit\u00e0 <em><strong>(\u201cViviamo in un mistero\/ questo \u00e8 il <\/strong><\/em><em><strong>vero<\/strong><\/em>), con un linguaggio all\u2019apparenza trasparente, in cui le parole sono per\u00f2 stratificate e amplificate da continue assonanze, richiami fonici ed enjambements che incidono con forza il flusso del pensiero e la sua incessante analisi:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c <em><strong>Tutto \u00e8 segno, anche una pietra \u00e8 traccia,\/ una casa, una scarpa, un secchio,\/ ogni cosa \u00e8 lasciata come si lasciava\/ nei racconti la tacca sul tronco\/ per ritrovare la via del ritorno.\/ La pietra contiene il suo silenzio,\/ la casa il suo abitare,\/ la porta il suo entrare,\/ la finestra il tuo guardare.\u201d<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em><strong>Se Dio esiste (ma anche se non esiste), allora l\u2019universo \u00e8\/ una nevicata di mondi,\/ la Via Lattea e le altre distese\/ di stelle sono fiocchi di neve,\/ la neve come questa che\/ cade in sogno nel mio lontano\/ paese, immagine dell\u2019universo,\/ e io che dietro i vetri del tempo\/ guardo nevicare\/ sono un dio inoperoso\/ che pu\u00f2 solo guardare\/ nel silenzio pensoso\/ di una finestra.\u201d<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ringraziamo il poeta e professore Piero Antonaci per aver fatto alla biblioteca della scuola il dono di questi suoi intensi, autentici e convincenti versi nei quali emerge, con lo stesso schivo riserbo, la sua profonda e pensosa umanit\u00e0 e la sua urgenza di espressione e di dialogo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">R.B.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra i corridoi e le aule del nostro Liceo si aggira un poeta riservato e schivo: Piero Antonaci, docente di storia e filosofia, \u00e8 l\u2019autore di quattro raccolte poetiche che attraversano un trentennio, dall\u2019 esordio del 1990 ad oggi. 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